PROGETTO: PICCOLI MATEMATICI

“Ognuno di noi è orgoglioso di essere homo sapiens
La vita ci costringe ad essere homo faber
Per vivere in modo umano occorre essere homo ludens
E la matematica ci da una mano…."

(Mario Ferrari )

 

L’esperienza di questi anni, che ci ha visto protagonisti in attività di coinvolgimento di bambini, insegnanti, genitori, nonni… nel gioco matematico, ha rafforzato in noi l’idea che “imparare a giocare, stabilendo e rispettando regole oneste crea l’abitudine ad una convivenza civile molto più che non lunghe prediche di educazione civica".
“I giochi sono anche un mezzo, non facilmente sostituibile per il “recupero dello stare insieme gioioso tra grandi e piccoli, tra genitori e figli, tra maestri e allievi. Giocare bene significa avere gusto per la precisione… significa acquisire insieme intuizione e razionalità, abitudine alla lealtà e alla collaborazione… e l’elogio del gioco potrebbe continuare”…(Lucio Lombardo Radice).

Quando un bambino non partecipa al gioco ci sta inviando segnali di un disagio profondo, eppure spesso nella scuola il gioco viene guardato con sospetto, a volte come una perdita di tempo. Continua ad essere considerato un’esperienza qualitativamente diversa dall’apprendimento e relegato nella migliore delle ipotesi, ad attività secondaria. Mentre è motivo di stimolo per tutti i ragazzi, indipendentemente dalle loro capacità.
Spesso si sente dire: “Smettetela di giocare, queste sono cose serie, se non le imparate non potrete….” Perché contrapporre il gioco al lavoro o peggio all’apprendimento? Il gioco è “serio” e intellettualmente stimolante.
Non va dimenticato che il gioco, almeno per i bambini della scuola dell’Infanzia ed Elementare, rimane il catalizzatore dell’attività didattica.
Il gioco, proprio come la matematica, è un’attività intellettuale, disinteressata, senza un utile immediato, fine a se stessa; il gioco si appaga nel suo farsi

Troppo spesso i bambini sono abituati ad un bombardamento di messaggi TV e videogiochi molto rapidi: in numerosi videoclip ci sono 100 immagini che si succedono in un minuto, per cui le situazioni che richiedono lentezza vengono vissute con intolleranza.
Il videogioco stimola i riflessi, non aiuta a riflettere.
Il gioco matematico richiede calma, concentrazione, riflessione e molto spesso collaborazione se si vuole giungere alla soluzione.
“Quando ci si diletta con un gioco matematico, si è subito costretti a produrre prestazioni cognitive superiori, anche di livello divergente” (G.F. Arrigo)
Il gioco matematico lancia una sfida alla mente del bambino che la raccoglie proprio perché nel gioco il coinvolgimento della dimensione emozionale è forte. E’ altresì il mezzo più adeguato per sviluppare il pensiero astratto. Molti giochi costituiscono “zone potenziali di sviluppo” cioè delle palestre in cui certe abilità vengono esercitate, padroneggiate, consolidate.
In situazioni di gioco matematico, dopo aver analizzato, confrontato, scelto, deciso, sintetizzato, dedotto… spesso si deve lasciare spazio all’intuizione, all’immaginazione. In molti dei giochi da noi proposti si tratta di scegliere lo strumento più adatto, valutare, pensare, decidere la mossa più vantaggiosa, confrontare le strategie, prendere atto dell’errore.
Il gioco matematico lancia una sfida anche alla mente dell’adulto che abbia ancora voglia di “mettersi in gioco”, di sviluppare l’immaginazione, l’intuizione.
E questo diventa più interessante quando lo si può fare insieme: genitori/figli (adulti/bambini), affrontando nuove sfide, scoprendo complicità, emozionandosi per la soluzione trovata.
Riscoprendo così il gusto di stare insieme.

Coordinatrice del progetto
Ester Bonetti